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GIANCARLO MIGLIOLA E I TRIESTE TROPICS PDF Stampa E-mail
Scritto da Sunshine   
sabato 11 dicembre 2010

Il pensiero di Giancarlo Migliola sui Trieste Tropics, di cui è Capo Addetto Stampa Honoris Causa.



La prima volta che Andrea mi voleva parlare dei Trieste Tropics aveva il cellulare scarico. La seconda, ero al cinema io. La terza avevo poco campo e non riuscivo a capire esattamente cosa mi stesse dicendo. Chiusi la telefonata convinto che la sua intenzione fosse quella di rapinare il caveau della Banca d’Italia con una banda di malviventi messa su con vecchi compagni di squadra di 15 anni di carriera per poi finanziare i Panamericani indoor di Clanfe e costruire in Tibet il Monastero della Serenità Splendente.
Quando poi mi ha scritto l’email con le reali specifiche del progetto Tropics, ho realizzato che le cose stavano diversamente pure se tra le due iniziative i margini di realizzazione sono praticamente gli stessi. In realtà, provando a fare i seri per una decina di minuti, quanto mi ha accennato Andrea, che per comodità chiameremo anche Pecile, è un’idea troppo bella e suggestiva per essere stata partorita da una mente così arida. L’obiettivo è uno, tanto condivisibile quanto ambizioso: concedere ai bambini di Trieste la possibilità di entrare a contatto con la pallacanestro dalla porta principale. Senza genitori con la bava alla bocca che chiedono di infierire sugli avversari. Senza pressioni di dirigenti e amici che corrompono immediatamente il rapporto bambino-pallaaspicchi, senza una palestra fatiscente che rischia di caderti addosso. In realtà, come avrete capito, di Tropics ho ben chiaro più cosa non vuole essere rispetto a cosa diventerà ma credo sia giusto così.
Tropics non è altro che la filosofia di vita di Andrea travasata in un’idea meravigliosa che mette insieme educazione, pallacanestro, voglia di generare e condividere sorrisi, rispetto per se stessi e per gli avversari oltre a una percentuale di follia che ci sta sempre bene quando si parte per un viaggio che si preannuncia meraviglioso ma sarà lungo e pieno di contrattempi.
Tropics, nella mia testa, è un semplicissimo messaggio di speranza generosamente rivolto al microcosmo della pallacanestro: l’idea prevede inizialmente un’associazione sportiva e un settore giovanile esteso a tutte le categorie ma in prospettiva il progetto è ancora più ambizioso e comprende anche spazi dove i ragazzi possano trascorrere il proprio tempo in tranquillità (leggi Serenità): un Oratorio del 2010 che rifa il verso ai college americani pure se qui difficilmente verranno scout NBA, a meno che non si siano persi.
Nella testa di Andrea e di Carlo Caponnetti il progetto Tropics è già in fase avanzata ma in realtà la vera e propria attività scatterà a partire dalla prossima stagione: Noi ci crediamo e ci piacerebbe che ci credessi anche tu. Quando poi tra una decina di anni vedrete bambini biondi e sorridenti, col pallone sottobraccio, i capelli lunghi, vestiti da Ralph Super Maxi Eroe recarsi al mare per l’All Star Game Oceania-Europa delle clanfe saprete già chi è stato il loro istruttore.
 

Giancarlo Migliola 27 Ottobre 2010
Ultimo aggiornamento ( venerdý 08 luglio 2011 )
 
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